Pensione integrativa, lavorare più anni e investire meglio nei fondi pensione
Pensione integrativa, lavorare più anni e investire meglio nei fondi pensione
Erano circa 11 milioni gli italiani coinvolti nella riforma del Tfr del 2007.
Meno della metà, 5,2 milioni, ha risposto alla chiamata della pensione integrativa e ha deciso di aderire a un fondo pensione. Come stanno andando le cose? Tutto bene? Insomma.
Nel biennio 2008/2009 il rendimento complessivo dei fondi negoziali è dell’1,7%.
Se considerate che il costo di gestione è, in media, dell’uno per cento all’anno, si va leggermente in negativo.
Fortuna che l’inflazione morde poco.
Ai 6 milioni di italiani che hanno lasciato il loro Tfr in azienda, è andata meglio: la loro rivalutazione, nello stesso periodo, è stata del 4,7%. Netta.
Moltissimi di questi sono dipendenti pubblici: solo 138.000 ha scelto la pensione complementare.
Gli altri si sono tenuti stretta l’Inps.
Hanno fatto bene, hanno fatto male? E per il futuro? Cosa ha più senso fare per tenere alto il tenore di vita?
È proprio necessario aderire a un fondo pensione?
Le soluzioni sono due e dovrebbero essere usate insieme.
La prima: lavorare di più.
I calcoli sono inesorabili.
Per avere lo stesso assegno che toccava ai nostri padri e nonni dovremo lavorare un anno in più se si va in pensione tra il 2020 e il 2030.
Tre anni in più se si smetterà di lavorare tra il 2030 e il 2040.
Cinque anni e mezzo in più se il traguardo è spostato al 2040/2050.
La seconda: investire meglio.
Fa una bella differenza se, per esempio, riusciamo a risparmiare 3 mila euro all’anno (indicizzati per 30 anni) e portiamo a casa un interesse medio annuale del 2%.
In questo caso nel 2040 potremo contare su circa 250 mila euro (per la precisione 253.710, in euro del 2040 ovviamente) da agg
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