Diabete e obesità: per combatterla serve anche lo sport

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Diabesità: la combinazione fra obesità e diabete è in grande espansione.

L’Oms stima che entro pochi anni le malattie associate ai cambiamenti dello stile di vita saranno le più rilevanti cause del deterioramento della qualità e lunghezza della permanenza in questo mondo dell’uomo moderno. Sul banco degli imputati cattiva alimentazione e sedentarietà.

E, attenzione, la vittima predestinata non è più, come si riteneva sino a poco tempo fa, il cittadino del mondo industrializzato occidentale.

La globalizzazione sta colpendo ovunque. Tant’è che i livelli di obesità delle donne mediorientali, nordafricane, sudamericane e dell’Europa dell’Est hanno già oggi pareggiato o addirittura superato quelli delle americane, da sempre detentrici di questo record negativo.

E la nostra Italia come se la cava? Male. Con i suoi 3 milioni e 200 mila persone che soffrono di «diabesità», il micidiale ed inevitabile connubio di due patologie, diabete e obesità, fortemente invalidanti, si avvia, secondo stime della Società italiana di obesità (Sio) ad avere tra soli 15 anni un incremento della patologia del 43% tra la sola popolazione adulta.

Identica diagnosi se si parla del diabete di tipo 2: oggi si contano circa 4milioni di malati, ma la diffusione della malattia é destinata a crescere del 50%.

La preoccupazione dei diabetologi si concentra però soprattutto sui bambini. Attualmente un under 18 su 3 è sovrappeso, nel 2025 saranno il 12,5%, con un allarmante crescita del 205%. Conseguenze? La più tangibile ed evidente, la mortalità cardiovascolare, a cui i diabetici sono più esposti. Come opporsi a questa vera e propria pandemia? Una maxi metanalisi pubblicata sulla rivista «Nutrition metabolism and cardiovascular diseases», che ha studiato 30 anni di vita di pazienti e coinvolto nove studi clinici e oltre 15mila diabetici, ha stabilito che solo se si agisce su più fattori di rischio, e non solo sulla glicemia, si riduce la mortalità cardiovascolare sino al 40%.

Quali allora le migliori strategie di intervento? Su tutte, l’intervento sull’alimentazione, costituita principalmente da cibi raffinati, da un eccesso di grassi e zuccheri, e sulla ridotta attività fisica, sia a casa che sul lavoro, per l’espansione della tecnologia dell’informazione, della comunicazione, della produzione a scapito del lavoro manuale.

Ma, in questo quadro piuttosto tetro, c’è una buona notizia, annunciata dalNewEngland Journal of Medecine, dopo avere raccolto i risultati di due studi condotti dalla Oxford University e dal Duke University Medical Center. La nuova strategia per prevenire il diabete di tipo 2 é l’esercizio fisico, quando abbinato ad un corretto regime alimentare, dove non è la quantità quella che conta, ma la qualità.

Il solo perdere il cinque per cento del peso corporeo fa la differenza.

Lo studio è stato effettuato su 9 mila pazienti con diminuita tolleranza al glucosio, l’anticamera del diabete di tipo 2.

Ai pazienti sono stati prescritti farmaci per abbassare la pressione o per diminuire gli zuccheri nel sangue, ma lo studio non ha trovato nessuna differenza nella probabilità di sviluppare diabete rispetto al gruppo di controllo che assumeva invece un placebo.

Questi farmaci sono efficaci una volta che il diabete si è sviluppato, ma non sono in grado di prevenirlo.

Vedi anche Dieta movimento e benessere fisico: consigli per stare bene con una dieta equilibrata

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