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Google con Android sfida iPad e iPhone

Google con Android sfida iPad e iPhone

Hi-tech Il sistema operativo aperto Google (di Brin e Page sfida a tutto campo il club chiuso di iPad e iPhone. E se vince….

Chi sono gli ingegneri che possono vincere la guerra con Apple. E rubare a Jobs la leadership dell’innovazione.

Google Boys non sono solo Sergey Brin e Larry Page, i due fondatori under- 40 della società californiana che domina il mercato globale della ricerca su Internet.

Dal Googleplex di Mountain View, il loro quartier generale nella Silicon Valley, un poker di ingegneri e designer li aiuta nella nuova missione: battere la Apple di Steve Jobs come leader dell’innovazione nel campo degli apparecchi mobili, i telefonini intelligenti come l’iPhone e i tablet come l’iPad.

Gli altri quattro «ragazzi » sono: il fanatico di robot Andy Rubin, 46 anni, creatore di Android, in Google dal 2005; l’«evangelista» di Google Vic Gundotra, 42 anni, arrivato nel 2007; Matias Duarte, 35 anni, ex collega di Rubin in una precedente start-up e dal maggio 2010 direttore della User Experience per Android; e Anand Agarawala, 28 anni, fondatore di BumpTop, comprata da Google il mese scorso.

La loro arma di battaglia oggi è proprio Android, il sistema operativo aperto per smartphone che potrebbe adattarsi, domani, anche ai concorrenti dell’iPad (vedi offerta iPad) , l’ultima invenzione con cui Apple sta rivoluzionando il modo di leggere libri, giornali, navigare e comunicare su Internet.

Mentre i guadagni di Jobs vengono soprattutto dalla percentuale di profitti trattenuta sulla vendita delle applicazioni i programmi offerti dagli sviluppatori di software indipendenti quelli di Google vengono sempre dalla pubblicità legata ai risultati della ricerca online.

Per questo la sua strategia è diventare ubiquo per aumentare il traffico sui suoi siti compreso YouTube e quindi la pubblicità.

E il poker dei Google Boys è sulla buona strada dell’ ubiquità: oggi Android funziona su 60 telefonini di 21 produttori da Motorola a HTC offerti da 59 operatori telefonici dall’americana Verizon all’italiana Vodafone in 48 Paesi. Ogni giorno nel mondo vengono attivati 100 mila telefonini basati su Android e negli Usa nel primo trimestre 2010 ne sono stati venduti più dell’iPhone.

Rubin, l’inventore di Android (il robot dalle fattezze umane) ha una passione per la tecnologia radicata nella sua infanzia: nato e cresciuto a Chappaqua, nello stato di New York, a casa era circondato da tutti i gadget elettronici usati dal padre — uno psicologo specializzato nel marketing per le sue campagne commerciali.

Laureato nell’86 in Scienza dei computer all’Università di Utica (New York), aveva iniziato a lavorare come ingegnere per la società svizzera di prodotti ottici Carl Zeiss. Dall’89 al ’99, Rubin si è impegnato in progetti innovativi per conto prima di Apple e poi di varie start-up — come General magic e Artemis — finendo con il creare una propria società, Danger: un laboratorio di ricerca dove, con un team di ingegneri amici, ha messo a punto il primo telefonino intelligente, capace di navigare su Internet. Si chiamava Sidekick e quando all’inizio del 2002 Rubin l’ha presentato a Stanford, ad ascoltarlo c’erano anche Brin e Page che se ne sono innamorati subito, adottandolo per uso personale.

Ma commercialmente non è mai decollato e nel 2004 Rubin ha lasciato Danger per dedicarsi a un nuovo progetto: disegnare una piattaforma operativa per telefonini basata sul sistema Linux, aperta quindi a tutti gli sviluppatori di software. È nato così Android e, prima di cederlo ai venture capitalist interessati, Rubin l’ha offerto a Goog l e mandando un’email a Page, che non si è fatto sfuggire l’occasione. Dal 2005 Rubin ha continuato a lavorare allo stesso progetto ma dentro Google, con l’atteggiamento raccontato da Gundotra all’ultima convention degli sviluppatori di applicazioni organizzata da Google a San Francisco: «Per lui era importante offrire un sistema aperto che permettesse l’innovazione a tutti i livelli e, secondo lui, se Google non avesse agito, avremmo avuto di fronte un futuro draconiano dove un uomo, un’azienda, un apparecchio, un operatore sarebbero stati la nostra unica scelta».

Mentre Gundotra parlava, sul palco è comparsa la famosa pubblicità di Apple del 1984, dove Microsoft era il Grande Fratello orwelliano. Oggi, ha ammiccato Gundotra, è Jobs a voler fare il Grande Fratello, imponendo limiti e divieti alle applicazioni sull’ iPhone e l’iPad, che oggi sono oltre 100 mila, il doppio di quelle per gli apparecchi Android (un’inchiesta delle autorità Usa sta verificando se questo non limiti la concorrenza). Lo show, una vera dichiarazione di guerra aperta ad Apple, ha consacrato anche Gundotra come evangelista di Google — il leader che deve convincere gli sviluppatori di software a lavorare su Android e gli ha dato la soddisfazione di vendicare in qualche modo il proprio ex datore di lavoro, Microsoft, dove dal 1991 era stato per 15 anni prima di passare a Google nel 2007.

Ora è considerato una stella nascente nel Googleplex, secondo alcuni addirittura in corsa a sostituire l’attuale amministratore delegato Eric Schmidt.

Gli ultimi due acquisti della squadra sono l’americano Duarte e il canadese Agarawala, entrambi reclutati il mese scorso.

Duarte, laureato in Computer Science all’Università del Maryland, viene da Palm, che l’aveva scelto per la sua fama di «guru del design» dell’interfaccia dei telefonini; prima aveva lavorato con Rubin a Danger. Agarawala, il più giovane, ha una storia simile a quella di Brin e Page: ha creato nel 2006 la sua società, BumpTop, in base alla sua tesi per il Master all’ Università di Toronto, inventando una tecnologia che permette, toccando lo schermo, di usarlo «a tre dimensioni», come fosse una vera scrivania dove si spostano e sistemano i documenti. Insomma, un altro modo di sfidare il mito dell’ iPhone e dell’iPad.

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