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Terra Madre porta 2500 contadini all’Expo

expo 2015 milanoTerra Madre porta 2500 contadini all’Expo

Ma è un’impresa che ha bisogno della città Daniele Miccione.

Se c’è una cosa che a Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, proprio non andava giù di Expo era l’assenza dei contadini. «Ma come, si parla di nutrire il pianeta e non li invitano? ». Poteva portarne tre «simbolici » dalle sue Langhe ma sarebbe stato troppo facile, così ne ha chiamati 2500 da 120 Paesi: 1500 produttori locali e 1000 tra chef, studenti ed esperti. Campesinos peruviani e pescatori cileni, casari dal nord Europa e apicoltori della foresta africana: tutti a Milano dal 3 al 6 ottobre per Terra Madre giovani (sotto i 40 anni), un’edizione straordinaria che si concluderà l’ultimo giorno all’Expo.

Ci saranno work-shop per i delegati sui temi più vari (dall’accesso alla terra al ruolo delle donne in agricoltura) e avvenimenti aperti a tutti come la Disco Soupe del 3 ottobre al Mercato Metropolitano: musica e minestra fatta con la verdura scartata. Conferenze (dalla chef americana Alice Waters al filosofo Serge Latouche), film e concerti. Terra Madre è sicuramente la creatura più bella di Slow Food, capace di connettere in una rete mondiale i piccoli produttori. Ma è anche la più complessa: c’è da trovare casa ai delegati e per pagare le spese di viaggio questa volta bisogna raccogliere sul sito www.terramadregiovani.it un milione di euro. Petrini punta molto sul cuore di Milano per far funzionare questa impresa visionaria. «Il futuro del mondo è in mano alle nuove generazioni e le soluzioni stanno solo nel dialogo e nel confronto perché occuparsi di cibo significa avere a cuore la salute di tutti noi – dice -. Ecco perché è così importante dare la possibilità a questi giovani di incontrarsi».

John Wanyu, studente ugandese di 23 anni, che grazie a una borsa di studio si laureerà a marzo a Pollenzo in Scienze Gastronomiche, qualche mese fa ha fatto un lungo giro nelle zone rurali del suo Paese. «Il problema più grande è la proprietà delle terre – racconta -. Sono delle Comunità, che le coltivano da sempre, ma a volte mancano i documenti per dimostrarlo. Poi ci sono le multinazionali che impongono le sementi». Slow Food è uno dei pochi freni. «Con il progetto 1000 orti in Africa, con i presidi che tutelano le varietà locali. Per esempio in Uganda abbiamo la Bogoya, una banana che profuma di ananas. E’ buonissima, resiste alle malattie ma per le multinazionali produce poco così c’è la spinta a piantare altri tipi di banane. Ma cresce la resistenza dei piccoli contadini. Slow Food li spinge a collaborare tra di loro e ad avere accesso diretto al mercato. Molti giovani in Uganda hanno perso fiducia nelle istituzioni, non vedono un futuro – conclude John —. Ma momenti di confronto come Terra Madre gli restituiscono dignità e gli fanno capire che un futuro c’è».

Paolo Caldera è un ingegnere che si occupa di nucleare a Milano ma vive in un paese agricolo del vercellese, Borgo d’Ale. Durante il Salone del Gusto di Torino accoglie sempre i delegati di Terra Madre e racconta aneddoti divertenti come l’apicoltore africano che non aveva l’orologio perché abituato a regolarsi con il sole ed era sempre in ritardo. Cosa devono aspettarsi i milanesi? «Io ho ospitato contadini della Guinea, cuoche turche e peruviane, produttori di frutta dal Congo. Sono state esperienze magnifiche. In pochi giorni ne esci arricchito. La lingua non è una barriera, perché alla fine ci si capisce, tanto che io via mail sono rimasto in contatto con tutti. Ai milanesi suggerisco di buttarsi e partecipare anche agli eventi aperti al pubblico. Scopriranno un mondo incredibile ».

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